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23 LUG 2010

L’Italia il paese dei nullatenenti in superville, o dei palazzi disabitati per il fisco

«Crescono a dismisura i poveri possidenti. Il 47% dei contratti di locazione delle ville di Porto Cervo, Forte dei Marmi, Capri, Sabaudia, Positano, Ravello, Panarea, Portofino, Taormina e Amalfi sono intestati a nullatenenti o a pensionati con la social card, prestanome di facoltosi imprenditori, per evadere le tasse». Lo sostiene in una nota Contribuenti.it, Associazione Contribuenti Italiani che con Lo Sportello del Contribuente rileva costantemente il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia, secondo la quale si espande a dismisura il fenomeno dei ’’ricchi nullatenenti’’ e ’’poveri possidenti’’ che vivono spendendo migliaia di euro e non hanno ’’nulla da dichiarare’’ al fisco.
Secondo una stima di Contribuenti.it, oltre la metà degli italiani ha dichiarato nel 2009 meno di 15.000 euro annui e circa due terzi meno di 20.000 euro; di contro, solo l’1% ha dichiarato oltre 100 mila euro e lo 0,2% più di 200mila euro. Una fotografia che stride con i dati relativi agli affitti delle ville di lusso. La spesa è cresciuta in Italia nel 2009 del 3,7%. I “ricchi nullatenenti” anche quest’anno destineranno buona parte della loro spesa nella locazione di ville esclusive o per i cosiddetti “passion investments” come auto di grossa cilindrata, yachts, gioielli e oggetti d’arte, nonostante l’introduzione del nuovo redditometro da parte del fisco. Ma proviamo a rifarci ad un’altra fonte. Nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore riferiva che a Caltanissetta ci sono poco più di 60.000 abitanti, sparsi in 417 chilometri quadrati e in circa 41mila case. Una fotografia agghiacciante, dalla quale apparirebbe una città senza inquilini: dichiarazioni dei redditi alla mano, nella città siciliana sono in affitto tre alloggi ogni mille, cioè trenta volte meno rispetto alla media nazionale.
Secondo i conti effettuati dal quotidiano della Confindustria, in Italia ci sono almeno 500.000 case coinvolte a varia misura nell’evasione fiscale, con un’incidenza che al Sud arriva al 34% mentre nel Centro-Nord oscilla fra il 4 e il 10 per cento.
Sarà proprio per questo motivo che l’ipotesi dell’inserimento della cedolare secca potrà servire per portare in chiaro molta evasione nel settore immobiliare.
Secondo i calcoli effettuati da Il Sole 24 Ore, la convenienza del cambio di regime è proporzionale al reddito del contribuente: per chi ha un reddito fino a 28mila euro, e quindi un’aliquota marginale del 27%, la cedolare secca al 23% ipotizzata nei giorni scorsi dal governo si tradurrebbe in un risparmio fiscale di 340 euro l’anno per ogni 10mila euro di canone di affitto percepito. Se il reddito aumenta di 2,5 volte, e quindi supera i 75mila euro che spingono l’aliquota al livello massimo del 43%, il risparmio si moltiplica per 5, e arriva a 1.700 euro ogni 10mila euro di canone.

Di Pierpaolo Molinengo
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